Varie

Dio Muto parla per Lui la Parola… Credo Evangelico

Da un’intervista ad alcuni Evangelici pare abbiano questa visione trinitaria di Dio ossia:
Dio ha una componente trina quindi Padre, Parola (o Verbo) e Spirito Santo, esse sono trine e racchiuse in una.
Il concetto di Gesù in quanto Parola viene dagli Evangelici messo come non Creazione o meglio Generazione fatta da Dio ma bensì come individuo ricreato in un momento successivo ossia dalla nascita dell’uomo (Gesù l’uomo ossia la divinità incarnato, il Dio fatto uomo depotenziandosi) mediante l’opera dello Spirito Santo incarnatosi nella Vergine Maria.

Gli Evangelici non riconoscono che Gesù esisteva prima della creazione del mondo, ma credono bensì che egli sia comparso sulla terra dal parto della Vergine Maria, colui che invece prima dimorava nei cieli, secondo il Credo Evangelico era la Parola che in seguito si è fatta uomo e incarnata in Gesù.

Interpretando il verso di Giovanni 1:1

“Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.”

Da questo essi pongono la Parola come elemento creativo di tutte le cose e Dio come parte di essa, dicono: mediante la Parola Dio ha creato i cieli e la terra, ma nello stesso momento non accettano che la Parola sia Gesù, ma bensì sempre Dio ovvero il Dio “muto” che si serve di questa sua seconda componente per poter parlare.

I dubbi nascono quando  molte volte nella lettura dei passi della Bibbia si ci ritrova a leggere che Dio parla con questa seconda Persona, anche nella creazione egli dice “facciamo” ossia parla al plurale, quindi lascia i ntendere che siano più di uno a dialogare, ma questo dal credo Evangelico viene chiarito col fatto che essendo la composizione di DIo trina sia normale, non considerando che esso possa in alcun modo parlare col suo Figlio IL VERBO.

Leggendo attentamente:

Apocalisse 3:14

«All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi:
Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio:

Gli Evangelici commentano così:(tra parentesi quadre e in giallo commento tratto dal sito laparola.net)

[Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio:

L’aggettivo ebraico amen, vale ‘fermo’, saldo, quindi in senso morale ‘fedele’. Usato come avverbio significa: ‘in verità,’ e sotto la forma ‘amen, amen’ lo si incontra 25 volte nel Vangelo di Giovanni. Qui l’Amen esprime in forma ebraica la stessa idea del ‘testimone fedele e verace’; Cristo è la verità, incrollabile, la fedeltà assoluta, personificata. Già in Apocalisse 1:5 è chiamato ‘il fedel testimone’. La testimonianza che sta per dare riguardo allo stato della chiesa di Laodicea non sarà piacevole, ma sarà conforme a verità. L’espressione il principio della creazione di Dio (‘h arch thV ktisewV t. q.) è stata intesa dagli ariani e dai razionalisti nel senso di ‘prima creatura’ di Dio o ‘capolavoro’ della creazione; ma questo senso non risponde al concetto che ci è dato di Cristo nel messaggio a Laodicea e, in genere, nell’Apocalisse e negli altri scritti del Nuovo Testamento. Se Cristo fosse una semplice creatura, come mai sarebbe l’Amen, come possederebbe l’onniscenza presupposta nel ‘conosco le tue opere’, come sarebbe la fonte d’ogni bene spirituale Apocalisse 3:18, come sarebbe presente quale educatore e gioia di ogni fedele Apocalisse 3:20, come loro giudice Apocalisse 3:16, come partecipe della potenza divina del Padre? Se fosse una semplice creatura come sarebbe Egli l’alfa e l’omega, il principio e la fine, il primo e l’ultimo, e come sarebbe Egli adorato da tutte le creature? (Cfr. Apocalisse 1:5-7; 5:11-14; 22:1-21). Se invece intendiamo la parola principio in senso attivo, viene a significare che Cristo è anteriore alla creazione e n’è l’originatore, la causa efficiente o, per dirla con Giovanni, è Colui ch’era nel principio con Dio e per mezzo del quale è stata fatta ogni cosa (Giovanni 1:1-3; Cfr. Colossesi 1:15-17; 2:9; Ebrei 1). Come tale egli ha il potere di adempiere ogni promessa ed anche ogni minaccia contenuta nel suo messaggio.]

Quindi dal commento appena letto possiamo dedurre che chi ha scritto non ha considerato una cosa importante, ossia che Gesù non è una creatura! ma bensì è una componente di Dio generata e non creata, impronta del Dio irradiazione e gloria, e quindi il figlio in quanto non creato dal nulla come invece per le altre creature ma è stato generato dal seno del Padre, se ne deduce che la congettura fatta dalla parola.net sembra non essere appropriata al soggetto trattato poichè Gesù non è creatura.

Da questo quindi si potrebbe accettare questa congettura Trina e una di Giovanni 1:1

All’inizio era la Parola= all’inizio della creazione delle cose e della terra c’era la Parola generato dal seno di Dio e quindi Dio.

Anche perchè Dio non ha avuto un’inizio in quanto eterno mentre il Figlio si è stato “GENERATO” in un preciso momento.

La Parola era con Dio= pertanto la Parola risiedeva con Dio

La Parola era Dio= Il Verbo era Dio in quanto sua componente e non sua creazione.

Che poi Padre Figlio e Spirito Santo siano Tutt’uno è normale dal fatto che sono la stessa essenza.

E’ ovvio e lecito che chi appartiene ad una religione che adotti un credo difficilmente possa accettare una cosa diversa da quella che gli viene dettata dalla sua religione, sarebbe come trovarsi da un giorno a l’altro senza tetto, e quindi si cerca di rafforzare le proprie convinzioni, la mia fortuna nelle mie “personali” analisi dei fatti, e che essendomi disassociato dal credo cattolico ed essendo un libero battitore senza guinzaglio e padroni (religioni) che potrebbero in qualche modo inibile le mie riflessioni posso liberamente agire mentalmente e nel ragionamento senza condizionamenti di parte.


Di seguito altri ricchi approfondimenti al tema che consiglio vivamente di leggere.

IL TESTO DI APOCALISSE 3,14

Nell’apocalisse l’apostolo Giovanni descrive Gesù come “l’Amen, il testimone
fedele e verace, il principio (αρχή= principio, capo o mezzo) della creazione di
Dio” (Apocalisse 3,14). Ai colossesi Paolo ricorda che Cristo “è il capo del
corpo cioè della chiesa, il principio (αρχή= principio, capo o mezzo), il
primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su
tutte le cose” (Colossesi 1,18). I due versetti sono sicuramente legati ad un
famoso passo dell’Antico Testamento dove vien detto che “la Sapienza fu generata
da Dio all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera (Proverbi 8,22).

Qui la sapienza c’è chi la interpreta come il Figlio di Dio chi invece come un concetto.

La Parola (divenuta Gesù) è sicuramente il “principio della creazione di Dio”, essendo stato
generato prima della creazione del mondo ed avendo collaborato attivamente alla
creazione di tutte le cose (Giovanni 1,1-1,3; Colossesi 1,15-1,18; Ebrei 1,2).
In tal senso la traduzione di αρχή con “principio” è esatta. Non si può e non si
deve negare che il figlio divenuto poi incarnato Cristo sia stato realmente generato prima di tutte le cose: le
creature però vennero create dal nulla, mentre il Figlio Unigenito[1] fu
generato, cioè separato dal seno del Padre prima della creazione del mondo
(Giovanni 1,18). Di fatto, “tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui
niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Giovanni 1,3), segno evidente che
il Logos non è parte della creazione né rientra nella categoria delle cose
create. Alcuni Padri della Chiesa (Atanasio, Gregorio di Nissa, Cirillo di
Alessandria, Teodoro e Augustino), seppur convinti da tale semplice spiegazione,
hanno interpretato in chiave allegorica le espressioni “Primogenito di tutte le
creature” (Colossesi 1,15), “Principio” (Colossesi 1,18) e “Principio della
creazione di Dio” (Apocalisse 3,14), cioè nel senso di “primogenito o principio
della nuova creazione di Dio”.

Occorre comunque onestamente riconoscere che la Parola divenuto Gesù Cristo:

· fu “generato” prima di tutte le creature

(Proverbi 8,22; Colossesi
1,15; Apocalisse 3,14);

· fu “il mezzo e lo strumento della creazione di Dio”

(Giovanni 1,1-3;
Colossesi 1,15-16; Ebrei 1,2);

· è stato “la primizie di coloro che resuscitano, il primogenito dai
morti, il principio della nuova creazione” (1 Corinzi 15,20; Colossesi 1,18;

Apocalisse 1,5; Apocalisse 1,18);

· è “il Capo, il Leader, il Signore della creazione”

(Atti 2,36; Romani
10,9; 1 Corinzi 8,6; Filippesi 2,11; Apocalisse 17,14; Apocalisse 19,16).


IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA ARCHÉ

Secondo la grammatica greca, in Colossesi 1,18 e Apocalisse 3,14 la parola αρχή
“arché” potrebbe legittimamente tradursi con:

· capo, re, principe;

· principio;

· mezzo o strumento.

La parola greca αρχή “arché” ha infatti molti significati e, solo nel Nuovo
Testamento, è presente ben 58 volte con traduzioni molto diverse:

· primo o principio applicato al Padre (Apocalisse 1,8[2]; e Apocalisse
21,6);

· primo o principio applicato al Figlio (Apocalisse 22,13);

· autorità o magistrato (Luca 12,11; Luca 20,20; Romani 8,38; 1 Corinzi
15,24; Efesini 1,21; Efesini 3,10; Colossesi 1,16; Colossesi 2,10; Colossesi
2,15; Tito 3,1);

· inizio, origine, primo periodo (Matteo 24,21; Marco 10,6; Giovanni 1,1;
Giovanni 2,11; Giovanni 8,44; Atti 26,4);

· primitivo, antico, originario, primiero (Giuda 6);

· estremità di un lenzuolo (Atti 10,11 e Atti 11,5).

LA PAROLA ARCHÉ SEGUITA DA GENITIVO

Secondo alcune analisi statistiche condotte sul testo greco del Nuovo Testamento
la parola αρχή seguita da genitivo avrebbe sempre il senso di principio o capo
e mai quello di causa o strumento. Risulta pertanto debole la tesi di coloro che
continuano a tradurre “arché” con mezzo, strumento, origine, causa attiva,
sorgente primaria, autore, iniziatore. Per alcuni studiosi l’uso del genitivo
denoterebbe poi sicuramente l’appartenenza al gruppo o alla categoria
successiva: l’αρχή della creazione farebbe pertanto parte del creato e
rientrerebbe così inevitabilmente nel regno delle creature. Evidentemente chi
sostiene tale tesi ignora (o preferisce ignorare) il fatto che, in greco come in
tutte le lingue, esistono genitivi partitivi e genitivi di relazione.

Per comprendere il genitivo di relazione non occorre aver fatto studi
profondi. La realtà presente e passata fornisce infatti abbondanti esempi di
genitivi di relazione quando si fa riferimento a capi, dirigenti, leader e
condottieri. Basta, a tal proposito, considerare che spesso un leader è tale
anche in relazione ad un gruppo di soggetti rispetto a lui eterogenei: il capo
degli schiavi era infatti spesso un liberto (o un uomo libero) e non uno
schiavo, nelle forze armate il capo dell’esercito è oggi normalmente un politico
e non un militare, in un ospedale il capo dei medici è quasi sempre un dirigente
amministrativo e non un tecnico, in un cantiere edile il capo dei muratori è un
geometra (o un architetto) e non un semplice capomastro. Un esempio biblico di
genitivo di relazione è contenuto in Esodo 12,29 dove si parla del “primogenito
del prigioniero”: qui si parla certamente di “uno dei figli del carcerato” ma è
estremamente difficile che anch’egli sia “un prigioniero” . A ciò va
aggiunto il fatto che il verbo greco αρχω, correttamente tradotto con
“precedere”, “essere primo”, “cominciare”, “essere causa” e “governare”, quando
è seguito da genitivo assume l’unico significato di “comandare”, “dominare”,
“governare” ed “essere capo”, rappresentando (come del resto insegna qualsiasi
manuale di grammatica) un tipico caso di genitivo di relazione.

Inoltre, a parte le perplessità che incontrano le analisi statistiche sul testo
greco del Nuovo Testamento (ciò che vale nella maggioranza dei casi non è detto
che sia sempre vero), occorre notare come nel testo greco della Versione dei
Settanta esistono innumerevoli casi in cui αρχή seguito da genitivo ha senso di
“capo” o “primo”, traduce l’ebraico ראש (rash) e non può essere assolutamente
inteso come “principio” o “causa”.

Si veda ad esempio:

· Genesi 40,20 (il capo dei coppieri);

· Esodo 6,25 (i capi delle famiglie dei leviti);

· Geremia 22,6 (le vette del Libano);

· Daniele 11,41 (i capi dei figli di Ammon);

· Amos 6,1 (i notabili della prima tra le nazioni);

· Michea 3,1 (capi di Giacobbe);

· Giobbe 40,19 (il primo della creazione di Dio).

Si noti come nella Versione dei Settanta la parola αρχή (arché) sia usata in

Giobbe 40,19 per indicare l’ippopotamo (il Behemot ebraico) che viene chiamato
αρχή πλασματος κυριου (primo della creazione di Dio), traducendo così l’ebraico
ראשית דרך אל (El derek rashit). La parola ראשית (rashit) però non vuole mai
dire “causa” o “strumento” ma significa “capo” o “principio”. La traduzione
“principio” (nel senso di creato per primo) è priva di senso perché la Bibbia
testimonia chiaramente che l’ippopotamo non fu creato per primo (Genesi
1,20-24). Esso é detto αρχή (arché) in quanto si tratta dell’essere più forte e
più potente di tutto l’universo.

Di fatto, Dio creò per primi gli animali acquatici, i mostri marini e gli
uccelli del cielo (Genesi 1,20-21) e, solo in seguito, il bestiame, i rettili e
le bestie selvatiche (Genesi 1,24). Che poi l’ippopotamo (o Behemot) non sia un
animale marino (come il Leviatan) risulta chiaramente leggendo il libro di
Giobbe. Sta infatti scritto: “Ecco, l’ippopotamo, che io ho creato al pari di
te, mangia l’erba come il bue. Guarda, la sua forza è nei fianchi e il suo
vigore nel ventre. Rizza la coda come un cedro, i nervi delle sue cosce
s’intrecciano saldi, le sue vertebre, tubi di bronzo, le sue ossa come spranghe
di ferro. Esso è la prima delle opere di Dio; il suo creatore lo ha fornito di
difesa. I monti gli offrono i loro prodotti e là tutte le bestie della campagna
si trastullano. Sotto le piante di loto si sdraia, nel folto del canneto della
palude. Lo ricoprono d’ombra i loti selvatici, lo circondano i salici del
torrente. Ecco, si gonfi pure il fiume: egli non trema, è calmo, anche se il
Giordano gli salisse fino alla bocca. Chi potrà afferrarlo per gli occhi,
prenderlo con lacci e forargli le narici?” (Giobbe 40,15-24).

Sempre nella Versione dei Settanta la parola ebraica משרח (misrah), che vuol
dire sovranità, comando o impero, è tradotta con αρχή (arché) nella famosa
profezia di Isaia, applicata dapprima ad Ezechia ed in chiave messianica a Gesù
Cristo. “Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue
spalle sarà il comando (αρχή) e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio
potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la
pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare
e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo
del Signore degli eserciti”. (Isaia 9,5-6)

Del resto anche la parola arcangelo (derivante da αρχή e da aggeloς) significa
“capo degli angeli” e non “principio degli angeli” o, peggio ancora, “causa,
mezzo e strumento degli angeli”.

Pertanto, sebbene la traduzione più diffusa di αρχή (arché) in Apocalisse 3,14
sia “principio” (della creazione di Dio), occorre onestamente riconoscere che la
parola αρχή è correttamente tradotta (sia dal punto di vista teologico sia dal
punto di vista grammaticale) con “capo, leader, primo, signore, sovrano,
governatore” (della creazione di Dio), anche se non si può onestamente escludere
che il termine αρχή (arché) possa essere anche reso (con qualche forzatura e con
modesta efficacia) con “mezzo, strumento, origine, causa attiva, sorgente
primaria, autore” (della creazione di Dio).

Di fatto, il concetto di:

· leader o principe è presente in almeno un punto dell’Apocalisse “il
principe dei re della terra” (Apocalisse 1,5) ed è reso con la parola greca
αρχων, derivata da αρχή;

· autore e capo è espresso dalla parola greca αρχήγoς (derivata da αρχή)
che viene applicata quattro volte a Cristo e in ben tre casi regge il genitivo;
si veda Atti 3,15 (autore della vita), Atti 5,31 (capo e salvatore), Ebrei
2,10 (capo della salvezza) e Ebrei 12,2 (autore e perfezionatore della fede);

· mezzo o strumento è ribadito nel Nuovo Testamento dalla parola greca
“δια ” (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16; Ebrei 1,2) e nel Vecchio Testamento da
una parola ebraica piuttosto rara (אמון = ‘amown), che può essere tradotta, in
astratto, come artefice, mezzo e strumento e, in concreto, come artigiano o
architetto (Proverbi 8,30) [6].

DIVERSE TRADUZIONI DI ARCHÉ

In Apocalisse 3,14 la traduzione di αρχή con capo, re o principe (della
creazione di Dio) non è contraria né alla logica, né alla grammatica greca né
alla teologia ed è condivisa da alcune autorevoli versioni bibliche (New
International Version, Young’s Literal Translation, Revised Young’s Literal
Translation, New Living Translation, Hebrew Names Version, Traduzione
Interconfessionale in Lingua Corrente).

Anche la traduzione di αρχή con mezzo, strumento, origine, causa attiva,
sorgente primaria, autore, iniziatore, oltre ad essere condivisa da versioni
autorevoli (vedansi a tal proposito la versione di Moffatt, la New American
Bible, la New English Bible, la Amplified Bible, la New Revised Standard Version
ed il lessico del Thayer), non sembra contraria né alla ragione né alla
teologia. Il vangelo di Giovanni inizia infatti così: “In principio era il Verbo
ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio
e tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di
tutto ciò che esiste” (Giovanni 1,1-3). Ai colossesi l’apostolo Paolo ricorda
che Cristo ” è l’immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura;
perché per mezzo di lui sono state create tutte le cose; quelle nei cieli e
quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili” (Colossesi 1,15-16).
Sempre l’apostolo Paolo scrive agli ebrei che “Dio … in questi ultimi giorni ha
parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e
per mezzo del quale ha fatto il mondo” (Ebrei 1,2).

ESEMPI DI VARIE TRADUZIONI IN LINGUA INGLESE

(sottolineate le bibbie cattoliche)

1. BEGINNING

· and unto the angel of the church of the laodiceans write: these things
saith the amen, the faithful and true witness, the beginning of the creation of
god (king james version 1611)

· and to the angel of the church of laodicea, write: these things saith
the amen, the faithful and true witness, who is the beginning of the creation of
god (douay-rheims bible 1899)

· and to the angel of the church in laodicea write: these things saith
the amen, the faithful and true witness, the beginning of the creation of god
(american standard version 1901)

· and to the angel of the assembly in laodicea write: these things says
the amen, the faithful and true witness, the beginning of the creation of god
(darby holy bible 1923)

· and to the angel of the church in laodicea write: the words of the
amen, the faithful and true witness, the beginning of god’s creation (revised
standard version 1952)

· to the angel of the church in laodicea write: the amen, the faithful
and true witness, the beginning of the creation of god, says this (new american
standard bible 1971)

· and to the angel of the church of the laodiceans write: these things
says the amen, the faithful and true witness, the beginning of the creation of
god (new king james version 1982)

2. CHIEF, HEAD, RULER

· and to the messenger of the assembly of the laodiceans write: these
things saith the amen, the witness – the faithful and true – the chief of the
creation of god (young’s literal tranlation 1898)

· to the angel of the church in laodicea write: these are the words of
the amen, the faithful and true witness, the ruler of god’s creation. (new
international version 1978)

· write this letter to the angel of the church in laodicea. this is the
message from the one who is the amen, the faithful and true witness, the ruler
of god’s creation (new living translation 1996)

· to the angel of the assembly in laodicea write: the amein, the faithful
and true witness, the head of god’s creation, says these things (hebrew names
version 2000)

3. ORIGIN, AUTHOR, PRIME SOURCE

to the angel of the church at laodicea write: these are the words of the amen,
the faithful and true witness, the prime source of all god’s creation. (new
english bible 1970)

· to the angel of the church in laodicea, write this: ‘the amen, the
faithful and true witness, the source of god’s creation (new american bible
1987)

· and to the angel of the church in laodicea write: the words of the
amen, the faithful and true witness, the origin of god’s creation (new revised
standard version 1989)

[1] Si noti come in Giovanni 1,18 i Codici Sinaitico e Vaticano portino la
forma “Unigenito Dio”, mentre il Codice Alessandrino porta “Figlio Unigenito”.

[2] In Apocalisse 1,8 αρχή και τελος è presente solo nel Codice Sinaitico.

[3] Lo stesso discorso vale per πρωτοτοκος di Colossesi 1,15 dove non si ha per
forza un genitivo partitivo come sostiene invece qualche autorevole commentario
biblico (si veda ad esempio The New Thayer’s Greek-English Lexicon, 4a edizione,
Maggio 2000, pag. 555). “Primogenito della creazione” come “Principio della
creazione” sono infatti genitivi di relazione, dove “Primogenito di tutte le
creature ” e “Principio della creazione di Dio” rappresentano titoli onorifici
in relazione a tutto il creato, senza che ciò implichi per forza l’appartenenza
alla creazione o la natura di creatura.

[4] A sostegno di questa tesi si veda, ad esempio, D. B. Wallace, Greek Grammar
Beyond The Basic: An Exegetical Syntax of The New Testament, 1997, pp. 103-104.
Wallace interpreta l’espressione prwtotokoς pashς ktisewς di Colossesi 1,15
come genitivo di subordinazione cioè come “primogenito sopra tutte le creature”.
La tesi che “primogenito della creazione” sia un genitivo di relazione e non un
genitivo partitivo è pure condivisa da autorevoli studiosi cattolici. Vedasi, ad
esempio, John Henry Newman, Select Treatises of St. Athanasius: Discours II,
Cap. XXI, nota M.

[5] Un esempio molto semplice può aiutare a chiarire meglio le idee. In una
fabbrica tradizionale Achille è capo di tutti gli operai di uno stabilimento,
mentre in una fabbrica totalmente automatizzata Ettore è capo di tutti i robot
addetti alla produzione. Chi può garantire che Achille sia un operaio? E
soprattutto chi può affermare che Ettore sia un robot? Il fatto di essere capo
non implica infatti alcuna omogeneità funzionale né tanto meno ontologica con
gli elementi sottoposti.

[6] Per il termine ebraico אמון = ‘amown vedasi comunque anche Geremia 52,15 e
Cantico dei Cantici 7,1. Un cristiano dell’antichità notò come alcuni falsi
dottori tentassero di sminuire la potenza del Verbo di Dio e di eliminare quasi
totalmente lo Spirito Santo. Essi non esitavano, infatti, ad attribuire a Cristo
espressioni riservate a strumenti inanimati, non vergognandosi di presentare
l’”Artefice della creazione” con espressioni idonee…ad una sega o ad un
martello (Basilio, Lo Spirito Santo, III, 5)

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