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L’apostolo Saulo anche detto Paolo una sorta di personaggio camaleontico proteiforme

A che se ne voglia dire anche per chi di questa riflessione ne voglia usare una premunizione, da come si legge nei passi a seguito descritti, l’apostolo Saulo, ben conosciuto come Paolo, in alcuni passi del suo vangelo ci lascia un pochino perplessi sul modo con il quale opera per divulgare il vangelo adeguandosi e fingendosi quello che non era pur di raggiungere il suo scopo, e pur pare che il Signore abbia lasciato liberi gli uomini di scegliere di credere nel vangelo senza l’uso di stratagemmi come quelli di insediamento che invece ha fatto uso l’apostolo Paolo, si legga:

1Corinzi 9

19 Poiché, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero; 20 con i Giudei, mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge, mi sono fatto come uno che è sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 con quelli che sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. 22 Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni.

Potremmo definire da quanto letto che sotto un profilo di atteggiamento l’apostolo Paolo era di certo un personaggio camaleontico e proteiforme, l’adattarsi a diverse situazioni emulando quello che non era, al fine di realizzare il proprio scopo, o per meglio dire lo scopo di evangelizzare, fingendo di essere quello che non era per accostarsi agli altri senza subirne l’espulsione.

Un’altra tecnica usata da Paolo la si può notare quando viene arrestato e viste che le cose non gli andavano bene pronunciò:

Atti 22:25

Quando lo ebbero disteso e legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che era presente: «Vi è lecito flagellare un cittadino romano, che non è stato ancora condannato?»

Per queste sue parole venne slegato è trattato con i riguradi di cittadino romano, ma comunque non gli andò bene in quanto in seguito commise un’errore, cioè quello di richiedere il giudizio di Cesare, se non lo avesse fatto sarebbe stato liberato.

Atti 25:11

Se dunque sono colpevole e ho commesso qualcosa da meritare la morte, non rifiuto di morire; ma se nelle cose delle quali costoro mi accusano non c’è nulla di vero, nessuno mi può consegnare nelle loro mani. Io mi appello a Cesare».

Atti 28:19

Ma i Giudei si opponevano, e fui costretto ad appellarmi a Cesare, senza però aver nessuna accusa da portare contro la mia nazione.

Atti 25:12

Allora Festo, dopo aver conferito con il Consiglio, rispose: «Tu ti sei appellato a Cesare; a Cesare andrai».

Atti 26:32

Agrippa disse a Festo: «Quest’uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare».

Con un pizzico di reticenza ad ognuno di voi le conclusioni…

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Ciò nonostante a ragion del vero dobbiamo comunque considerare le continue sofferenze dell’apostolo e anche del concetto di “pazzia” che lui afferma, probabilmente come concetto di spiritualità non intesa dai carnali, concetto che a questo punto giustifica un pò anche l’atteggiamento assunto in precedenza quando si fa servo di tutti.

Vi lascio alla lettura e interpretzione del passo.

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2Corinzi 11

Sofferenze di Paolo
(1Co 15:10, 30-32; 4:9-13; 2Co 6:3-10; At 20:18-27) At 9:16, 23-25; 2Co 11:16-12:21
16 Nessuno, ripeto, mi prenda per pazzo; o se no, accettatemi anche come pazzo, affinché anch’io possa vantarmi un po’. 17 Quel che dico quando mi vanto con tanta sicurezza, non lo dico secondo il Signore, ma come se fossi pazzo. 18 Poiché molti si vantano secondo la carne, anch’io mi vanterò. 19 Or voi, pur essendo savi, li sopportate volentieri i pazzi! 20 Infatti, se uno vi riduce in schiavitù, se uno vi divora, se uno vi prende il vostro, se uno s’innalza sopra di voi, se uno vi percuote in faccia, voi lo sopportate. 21 Lo dico a nostra vergogna, come se noi fossimo stati deboli; eppure, qualunque cosa uno osi pretendere (parlo da pazzo), oso pretenderla anch’io. 22 Sono Ebrei? Lo sono anch’io. Sono Israeliti? Lo sono anch’io. Sono discendenza d’Abraamo? Lo sono anch’io. 23 Sono servitori di Cristo? Io (parlo come uno fuori di sé), lo sono più di loro; più di loro per le fatiche, più di loro per le prigionie, assai più di loro per le percosse subite. Spesso sono stato in pericolo di morte. 24 Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; 25 tre volte sono stato battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato; tre volte ho fatto naufragio; ho passato un giorno e una notte negli abissi marini. 26 Spesso in viaggio, in pericolo sui fiumi, in pericolo per i briganti, in pericolo da parte dei miei connazionali, in pericolo da parte degli stranieri, in pericolo nelle città, in pericolo nei deserti, in pericolo sul mare, in pericolo tra falsi fratelli; 27 in fatiche e in pene; spesse volte in veglie, nella fame e nella sete, spesse volte nei digiuni, nel freddo e nella nudità. 28 Oltre a tutto il resto, sono assillato ogni giorno dalle preoccupazioni che mi vengono da tutte le chiese. 29 Chi è debole senza che io mi senta debole con lui? Chi è scandalizzato senza che io frema per lui?
30 Se bisogna vantarsi, mi vanterò della mia debolezza. 

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