Varie

Dai a Cesare quel che è di Cesare… Il motto dei TdG

Una straordinaria condotta che hanno i TdG è quella di essere ligiI a pagare le tasse, infatti si vantano molto di questo dicendo perl’appunto di dare a Cesare quel che è di cesare rifacendosi ovviamente al seguente passo bibbilico:

Marco 12:17

Allora Gesù disse loro: «Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Ed essi si meravigliarono di lui.

Ma in questo loro fare vi è un pò di contraddizione (come al solito) e cerchiamo di analizzare il perchè.

Sapete bene che i TdG sono obbiettori di coscienza e quindi non imbracciano armi ne per difendersi ne per difendere lo stato, se probabilmente si trovano in condizioni di pericolo però di certo chiamano il 112 o il 113, li dove se queste persone chiamate ad intervenire se si trovassero davanti situazioni estreme potrebbero operare anche con violenza verso gli aggressori, questo per conto e in difesa del TdG minacciato, lasciando però dell’operato o delle conseguenze dell’azione loro stessi privi di macchia e peccato(il TdG), in quanto loro hanno dato a cesare quel che è di cesare, pagando le tasse sono leggittimati a telefonare alle forze dell’ordine.

Quindi pagando le tasse in un certo qual modo si assume una terza persona che paga lui per te.

Il pagare le tasse, le imposte e quant’altro lo stato chieda come contributo, ci sarebbe da chiedersi, bene, se loro sono osservanti rigorosi della Bibbia (la loro) probabilmente non dovrebbero farlo, perchè? semplice; loro affermano che con il diluvio satana introduce nel mondo l’economia e la politica. In questo modo il sistema malvagio per governare il mondo è composto di tre braccia: Religione, Economia, Politica. Da quest’idea nasce il rifiuto del dialogo con le altre religioni e con le strutture pubbliche (cfr. il rifiuto a fare il servizio militare o civile)

Allora si ci chiede:

Visto che la politica e le strutture pubbliche quindi anche quelle dello stato sono dominate da satana, voi pagando le tasse a loro state sovvenzionando satana?

Beh la risposta è ben lontana da questa.

Come un parassita attacca una pianta così avviene probabilmente per loro, a loro fa solo comodo pagar le tasse altrimenti farebbero veramente la fine dell’antico cristiano cioè quello di essere perseguitato, e siccome a loro non conviene fare realmente i martiti e non essere perseguiti come tali, pagano le tasse (a satana) ed ottengono indulgenza per continuare il loro sterile culto.

image008.jpg

ladri.jpgSMASCHERATI ANCHE PER EVASIONE FISCALEladri.jpg

Fortunatamente il fine “commerciale” dell’attività della Società Torre di Guardia, finora ben nascosto, sta emergendo un pò alla volta: recentemente in Francia vi è stato un contenzioso per miliardi di tasse mai pagate e anche in Italia la Corte di Cassazione, che non si è lasciata convincere dai sofismi degli avvocati del Corpo Direttivo, ha decretato, nella sua I sezione del 27/2/97, la sentenza 1763 che sancisce il fine commerciale dell’attività di predicazione: pertanto d’ora in poi anche la Società WT potrà finalmente dire che paga le tasse e “dà a Cesare ciò che è di Cesare”! Tanto il gregge dei TdG da tosare è sempre disponibile:
le pubblicazioni da distribuire di casa in casa vengono pagate due volte: prima dal proclamatore e poi con l’offerta di chi le accetta. Nel 1990 era stato eliminato il prezzo di copertina al fine di depistare il Ministero delle Finanze così come avevano fatto negli Stati Uniti

Esempio, rivista Svegliatevi del 22 febbraio 1983 sulla pagina seguente, sul retro copertina vi è il seguente listino prezzi.

tariffe.jpg
Molti TdG affermano ancor oggi con convinzione che le loro riviste non si sono mai vendute!
Come detto in precedenza dopo il 1990 dopo la sentenza dove sancisce il fine commerciale dell’attività di predicazione, sparisce il listino prezzi al fine di depistare il Ministero delle Finanze così come avevano fatto negli Stati Uniti
“dà a Cesare ciò che è di Cesare”pulcinella.jpg

le Sale del Regno vengono pagate dal Testimone di Geova tre volte: prima con il contributo per il “fondo per la costruzione”, poi questo contributo viene “prestato” alle congregazioni che ne fanno richiesta per costruire o acquistare una Sala. I soldi prestati, frutto del precedente contributo, dovranno essere “restituiti” con gli interessi (fino a poco tempo fa, ora non più, sempre per depistare il Ministero delle Finanze). Infine, la Sala risulterà di proprietà, non della congregazione locale o quella di Roma, ma di Brooklyn! Ovviamente le tasse di proprietà da versare annualmente allo stato verranno pagate dalle congregazioni italiane…Eppure la Svegliatevi del 22/9/97 avvertiva di stare attenti alle truffe in nome della religione! Perché ovviamente a commettere le truffe sono solo gli altri!

toto.jpg

…..ca’ nisciuno efesso !


ED ECCO LA SENTENZA

SENT. 27.02.1997 N. 1753 SEZ. 01
REPUBBLICA ITALIANA
in nome del popolo italiano
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE I CIVILE
Composta dagli Ill.mi

SENT. 27.02.1997 N. 1753 SEZ. 01
REPUBBLICA ITALIANA
in nome del popolo italiano
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE I CIVILE
Composta dagli Ill.mi

IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE E GIURIDICHE

Plusvalenze

Soggetti passivi

Riferimenti Normativi

DPR 29/09/1973 n.598 Art.20

DPR 28/12/1982 n.954 Art.2

DPR 22/12/1986 n.917 Art.108

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE I CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg. Magistrati:

Dott. Michele CANTILLO Presidente

” Ugo VITRONE Consigliere

” Giulio GRAZIADEI “

” Francesco Maria FIORETTI Rel. ” ” Renato RORDORF “

ha pronunciato la seguent SENTENZA

sul ricorso proposto

da

WATCH TOWER BIBLE AND TRACT SOCIETY OF PENNSYLVANIA, Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, in persona del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma Via Panama 68, rappresentata e difesa dall’avvocato Giovanni Puoti, giusta delega a margine del ricorso.

Ricorrente

contro

MINISTERO DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ope legis;

Controricorrente

avverso la decisione n. 2192/93 della Commissione Tributaria Centrale, depositata il 23/06/93;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 08/11/96 dal Relatore Consigliere dott. Francesco Maria Fioretti;

udito per il ricorrente, l’Avvocato Puoti, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito per il resistente, l’Avvocato La Porta, che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Alessandro Carnevali che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

Con avvisi di accertamento nn. 90 e 91 del 24 settembre 1984 e n. 1246 del 16 dicembre 1984 il II Ufficio Distrettuale per le Imposte Dirette di Roma accertava a carico della Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania – Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova – un reddito imponibile ai fini IRPEG ed ILOR pari a L. 88.441.000 per il 1976, a L. 170.524.000 per l’anno 1977 ed a L. 225.958.000 per il 1978, assumendo che, pur essendo ente non commerciale, detta Congregazione aveva svolto attività di natura commerciale e segnatamente di stampa, poligrafia ed editoria.

Avverso detti avvisi la contribuente ricorreva alla Commissione Tributaria di primo grado di Roma che, previa riunione dei ricorsi per connessione, li accoglieva parzialmente. Dichiarava, infatti, illegittima la ripresa a tassazione del reddito di L. 2.783.000 relativo all’immobile di proprietà della Congregazione adibito a luogo di culto e confermava gli accertamenti nel resto sulla base della considerazione che l’attività di stampa, editoria e diffusione delle pubblicazioni, svolta dalla predetta, era di natura commerciale, ancorché finalizzata alla realizzazione di scopi istituzionali di carattere preminentemente religioso.

La Commissione Tributaria di secondo grado, adita dalla contribuente, ne accoglieva l’appello.

Avverso tale decisione l’Ufficio ricorreva alla Commissione Tributaria Centrale, che accoglieva il ricorso, osservando che la attività di editoria, stampa e diffusione delle pubblicazioni di carattere religioso svolta dalla Congregazione su indicata riguardava pubblicazioni destinate alla vendita, che venivano cedute a terzi direttamente dagli appartenenti alla Congregazione medesima.

Che si trattasse di pubblicazioni destinate alla vendita risultava dalla circostanza, non contestata, che recavano stampata sul retro l’indicazione del prezzo; che fossero vendute a terzi emergeva dallo statuto della Congregazione, il quale prevedeva tra gli scopi principali di questa quelli di “stampare e distribuire Bibbie e divulgare le verità bibliche in varie lingue per mezzo della produzione e della pubblicazione di letteratura contenente informazioni e commenti…..” e di “insegnare pubblicamente e di casa in casa le verità della Bibbia alle persone disposte ad ascoltare, lasciando a tali persone detta letteratura….”. Avverso tale decisione l’ente suindicato ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo. L’amministrazione delle finanze ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative.

Motivi della decisione

Con l’unico motivo la Congregazione ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 20 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 598, come modificato – con effetto retroattivo a1 1° gennaio 1974 – dall’art. 2 del D.P.R. n. 954 del 1982, nonché insufficiente motivazione su punti decisivi della controversia.

Osserva la ricorrente che l’esclusione della commercialità di cui all’art. 20 del D.P.R. n. 598 del 1973 non è limitata alle attività di distribuzione, prevedendo tale norma espressamente l’ipotesi di cessione di beni nuovi prodotti per la vendita, effettuata da parte delle associazioni religiose nei confronti prevalentemente dei propri associati. Sarebbe, perciò, del tutto irrilevante il fatto che le riviste in questione fossero distribuite o vendute al fine di escludere il carattere commerciale dell’attività della Congregazione. L’impugnata decisione avrebbe comunque omesso qualsiasi motivazione in ordine alla decisiva circostanza che le pubblicazioni non erano prodotte per la vendita, come evidenziato dall’ampia documentazione prodotta dalla Congregazione nei vari gradi di giudizio. Inoltre erroneamente la decisione de qua avrebbe ritenuto sulla base dello statuto che le pubblicazioni venivano vendute, avendo omesso di considerare che il termine “lasciare” non ha il significato di “vendere”. La decisione, infine, avrebbe omesso ogni indagine sulla decisiva circostanza della prevalenza della cessione agli associati od ai terzi, prevedendo l’art. 20 del D.P.R. n. 598 del 1973 che non sono commerciali le attività di cessione rivolte prevalentemente agli associati.

Il ricorso è infondato.

Con riferimento alle associazioni religiose e per quanto rileva ai fini del presente giudizio, l’art. 20 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 598, come modificato, con effetto retroattivo al 1° gennaio 1974, dall’art. 2 del D.P.R. 28 dicembre 1982, n. 954, recante norme sui componenti positivi dell’imponibile degli enti non commerciali – indicati nella lett. c) dell’art. 2 del D.P.R. n. 598 del 1973 citato – contiene la seguente disciplina.

Le cessioni di beni, effettuate agli associati verso pagamento di corrispettivi specifici in conformità alle finalità istituzionali, non si considerano fatte nell’esercizio di attività commerciale (e quindi non concorrono alla formazione del reddito complessivo imponibile) a meno che non si tratti di cessione di beni nuovi prodotti per la vendita, la quale “in ogni caso” e, quindi, anche se fatta in conformità alle finalità istituzionali dell’ente, è considerata attività commerciale. Tuttavia, qualora i beni nuovi prodotti per la vendita siano costituiti da pubblicazioni, la loro cessione non costituisce attività commerciale e, pertanto, non concorre alla formazione del reddito complessivo imponibile, se riguarda prevalentemente gli associati.

In sintesi le pubblicazioni di un’associazione religiosa, se prodotte per la vendita, costituiscono attività commerciale con una sola eccezione: che la loro cessione avvenga prevalentemente nei confronti degli associati.

La sentenza impugnata ha fatto buon governo della disciplina su richiamata, essendo pervenuta alla conclusione che la cessione delle pubblicazioni della Congregazione dei Testimoni di Geova costituisse attività commerciale dopo aver accertato che queste erano prodotte per la vendita e cedute prevalentemente a soggetti diversi dagli associati.

La motivazione in ordine a tale accertamento di fatto appare poi adeguata ed immune da errori logici, avendo dato rilievo alla circostanza che le pubblicazioni recavano stampata sul retro l’indicazione del prezzo; che lo Statuto della Congregazione prevede tra gli scopi principali di questa quelli di “stampare e distribuire Bibbie e divulgare le verità bibliche in varie lingue per mezzo della pubblicazione di letteratura contenente informazioni e commenti…” e di “insegnare pubblicamente e di casa in casa le verità della Bibbia alle persone disposte ad ascoltare, lasciando a tali persone detta letteratura…”; che le persone destinatarie di tali pubblicazioni non potevano essere identificate negli associati – individuati dalla disposizione V dello Statuto in coloro ai quali viene rilasciato un certificato di associazione per aver fatto donazione di dieci dollari al fondo della società summenzionata che, quindi, come contributori hanno diritto “a un voto per ognuna di tali azioni in detta società” – ma, in misura prevalente, nei terzi destinatari dell’attività divulgativa della Congregazione, inclusi tra questi sia gli adepti professanti il culto della Congregazione sia i non adepti, ai quali il messaggio missionario deve essere pure rivolto.

In particolare la sentenza impugnata non ha omesso di considerare, come asserito dalla ricorrente, che il termine “lasciare”, contenuto nelle clausole dello Statuto su riportate, non ha il significato di “vendere”, avendo valorizzato tale espressione, di per sé generica, alla luce di altri elementi che logicamente portano ad attribuirle tale significato; né ha omesso di considerare se le pubblicazioni venissero cedute prevalentemente a terzi oppure agli associati, avendo specificamente motivato sul punto, distinguendo tra associati, adepti e non adepti e pervenendo alla conclusione, alla luce degli scopi perseguiti dalla Congregazione, che i destinatari delle pubblicazioni fossero prevalentemente gli adepti ed i non adepti e non gli associati.

Il ricorso deve essere pertanto respinto.

Data la novità della questione, sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese giudiziali.

P. Q. M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma l’8 novembre 1996.

DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 27 FEBBRAIO 1997.

MA COME? VOI SIETE QUELLI CHE PAGANO LE TASSE…

ladri.jpgladri.jpgladri.jpg

video clip

Get the Flash Player to see this content.

Tutti i diritti riservati prima di pubblicare il contenuto di questo sito chiederne prima l’autorizzazione dall’autore www.lachiesaperduta.net o a chi ne ha concesso i diritti © copyright 2008 da www.lachiesaperduta.net

Rispondi al post

You must be logged in to post a comment.